Dove sono i limiti?

Il soggetto che vedi nella foto, con la tuta da motociclista, il casco e… le stampelle, probabilmente non ha bisogno di presentazioni.

Valentino Rossi, pluricampione del mondo e capace di vincere titoli in qualsiasi categoria si sia cimentato, ieri sera è tornato in sella ad una moto per girare in pista a Misano Adriatico. Forse ti starai chiedendo qual è la particolarità: è un pilota, che c’è di strano a vederlo girare in pista?

C’è di strano che, appena un mese fa, Valentino Rossi ha subìto l’infortunio più grave di tutta la sua carriera, cadendo rovinosamente in prova al Mugello e fratturandosi la gamba destra in modo drammaticamente serio. Tibia e perone si sono spezzati picchiando l’asfalto e hanno lacerato la pelle: una frattura scomposta ed esposta. Se cerchi in rete troverai alcune foto che mostrano il piede destro di Valentino mentre “penzola” piegato in modo completamente innaturale.

Ho calcato volutamente la mano su questa immagine perché voglio che tu ti renda conto di quanto sia straordinario quello che Valentino ha compiuto ieri sera, tornando sulla moto per testare la reazione del suo corpo alle sollecitazioni della guida. A mio parere, quello che ha fatto vale più di un campionato del mondo vinto. Valentino ha sconfitto non gli avversari, questa volta, ma se stesso, le sue paure e le sue insicurezze che, in quanto essere umano, sicuramente avrà.
Prova a pensarci su un secondo: benché Valentino trasmetta sempre un senso di gioventù e freschezza, certamente non deve più dimostrare nulla, come pilota, a nessuno. Si tratta di un uomo di 31 anni, che ha vinto 9 titoli mondiali (almeno uno in tutte le classi del motociclismo moderno) e che ha dimostrato durante tutta la carriera di essere più forte anche di avversari in sella a moto più performanti (memorabile la sua vittoria nella prima gara in sella alla Yamaha nel periodo in cui le Honda dominavano). L’unico da cui può accettare di essere valutato Valentino Rossi è… Valentino Rossi! Se c’è ancora qualcuno che ha bisogno di dimostrazioni sul fatto che questo sia il più grande pilota del mondo, quel qualcuno è Valentino stesso e nessun altro. E quindi viene da chiedersi: ma che cos’ha in testa?

Riesci ad immaginare che cosa proietti un campione di questo calibro nei suoi pensieri? Pensi che, mentre era ricoverato in ospedale con una gamba distrutta, Valentino abbia passato anche un solo secondo senza pensare al suo ritorno in pista? Non lo conosco di persona e non ho parlato con lui, ma sono assolutamente certo che già pochi minuti dopo l’incidente la sua mente abbia iniziato a lavorare stabilendo degli obiettivi precisi, decidendo – perché di questo si tratta – che sarebbe tornato alle gare prima di quanto tutti sostenessero. Ecco come l’immaginazione creativa ha lavorato per lui.

Si tratta, senza ombra di dubbio, di un’altra performance impressionante del nostro campione. Personalmente non sono grande fan del motociclismo, ma amo lo sport e soprattutto riconosco la grandezza di un’impresa. E questa, credimi, è un’impresa colossale.

Ho deciso di scrivere questo articolo dedicandolo a Valentino Rossi anche per un altro motivo. Ieri sera, leggendo la notizia, mi sono imbattuto nei commenti di qualche lettore che mi hanno ispirato la riflessione che vorrei, adesso, condividere con te. Un commento, in particolare, mi ha colpito. Diceva più o meno così: “Ma che pessimo esempio! La salute viene prima di tutto, per i soldi si fa davvero qualsiasi cosa!

Bene, se quello di Valentino è un pessimo esempio, allora penso davvero che nel mondo ci sia qualcosa che non va. Perché secondo quel lettore, ne deduco, il “buon esempio” sarebbe stato rassegnarsi a chi diceva “tanto non torni a correre, ti sei spaccato una gamba e a 31 anni non recuperi più!” e limitarsi ad una vita normale, e presumibilmente infelice. Secondo te, Valentino non tiene alla sua salute? Pensi che non abbia provato dolore quando la caduta gli ha spezzato due ossa? Pensi che non abbia temuto di morire mentre rotolava a duecento all’ora sull’asfalto e sulla ghiaia? Io credo di sì. Credo che qualsiasi persona, nel profondo, ami se stesso più di qualsiasi altra cosa e faccia di tutto per proteggersi. Questo, però, non impedisce di certo di porsi obiettivi straordinariamente ambiziosi e godere delle proprie passioni! Tralascio poi il lato economico della vicenda: non penso proprio che a Valentino servano altri soldi, correrebbe pure gratis, ci scommetto!

La mia riflessione è stata su quanto le credenze possano condizionare la nostra vita, e non parlo solo di quelle che abbiamo fatto nostre a seguito dell’esperienza di vita che abbiamo avuto, ma anche di quelle collettive, sociali. Nell’immaginario comune, infatti, è “impossibile” correre in moto un mese dopo una frattura del genere, e se lo fai sei un incosciente che non ha rispetto neppure per se stesso. L’immaginario comune è fatto anche da chi ti sta intorno: non permettere ai limiti degli altri di diventare tuoi. Nessuno può dirti “non ce la fai” avendo ragione: sei tu che decidi se sarà così o meno. Impara ad avere reazioni “polari” quando ti dicono che non sei abbastanza bravo per fare una cosa. Dentro di te una voce deve scattare immediatamente: adesso ti dimostro che ti sbagli e che se voglio ce la faccio eccome!

Nell’immaginario comune è così, nella mente di chi crede in un sogno evidentemente no. Se guardi la foto qui sopra e ti chiedi chi ha ragione, qual è la risposta?

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Perché non tutte le buone azioni danno buoni risultati

L’articolo che stai leggendo non è nato così come potrebbe sembrare. Avevo iniziato a trattare un altro tema, cioè quello inerente alla legge di causa-effetto, che è parente stretta della legge di attrazione. Tuttavia, mentre scrivevo, ho pensato che sarebbe stato più utile fornire una mia interpretazione del perché, a volte, anche compiendo azioni ispirate da intenti positivi non si ottiene il risultato cercato, o lo si ottiene solo parzialmente.

Quando pensi al processo creativo, è opportuno ricordarti di una catena che lo definisce, a mio parere, molto bene. La catena comincia con i tuoi pensieri, o meglio le immagini mentali che generi e alle quali associ determinate emozioni, che – grossolanamente – possono essere positive o negative, cioè che ti fanno stare bene oppure male. A seguito delle emozioni che stai sperimentando (e di altri fattori che in questo momento volutamente ignoro) si crea un certo stato d’animo, ed è questo stato d’animo a gestire i comportamenti che assumi. I comportamenti si traducono in azioni, le quali, finalmente, producono un determinato risultato.

Ci sono anche altre catene che possono essere usate per modellare bene il processo tramite cui le cose accadono (per esempio quello che tiene in contro anche delle tue convinzioni riguardo una particolare area dell’esistenza), ma trovo quello esposto davvero completo e sufficientemente preciso. Se, da una parte, pensare che l’attrazione di un evento possa dipendere esclusivamente da quello che pensi (cioè solo dal primo elemento della catena citata) mi sembra un po’ limitativo, dall’altra intraprendere azioni massicce, pur se mosse dalle migliori intenzioni, non ti dà la garanzia che gli eventi si svolgano come vuoi che accada.

La decisione migliore per massimizzare le probabilità che una cosa che desideri accada davvero è seguire passo passo tutta la catena, che ha certamente nei due estremi gli elementi più importanti, ma è costituita anche da tutto quello che c’è in mezzo. Quindi, ecco che cosa puoi fare:

  • Quando il tuo focus va su un obiettivo che desideri raggiungere, assicurati di liberarti da tutte le emozioni che non ti servono. Paura del fallimento, ansia, incertezza, tristezza, rassegnazione e simili hanno il potere di allontanarti da quello che vuoi.
  • Quando il tuo stato d’animo non è allineato con il tuo desiderio, cioè quando non provi anticipazione, contentezza, voglia di arrivare, sicurezza, certezza, piacere, allora quell’obiettivo tenderà a sfuggirti. Per darti un’idea concreta, dovresti sentirti come un bambino quando va a dormire la vigilia di Natale e pensa ai doni che troverà il mattino dopo.
  • Quando i tuoi comportamenti non sono in linea con la tua identità, risulteranno forzati e poco sinceri. Vuol dire che è meglio lavorare prima a livello interiore per poi assumere automaticamente comportamenti esteriori.
  • Quando le tue azioni non sono ispirate e governate da una precisa guida interiore, c’è il rischio di disperdere energie e perdere tempo a rincorrere un sogno che sarebbe molto più facile raggiungere se quello che fai concretamente fosse, soltanto, una conseguenza di quello che quello c’è a monte.

In linea di massima, queste indicazioni possono tornarti utili ogni volta che un obiettivo sembra sfuggirti. Come ultimo spunto di riflessione, voglio lasciarti questo mio pensiero: non tutto, nella vita, è controllabile interamente. Ci sono eventi che ci coinvolgono e sui quali abbiamo una responsabilità minima, a volte davvero insignificante. C’è, ma non è sufficiente a darci il potere di cambiare le cose. In quei casi, che per fortuna sono rari, la cosa migliore che puoi fare è cercare la parte buona e utile dell’esperienza e farla tua.

Ti lascio con un’idea che potrai trovare meravigliosamente utile quando ti trovi a dover decidere se fare o no una certa cosa. Basa le tue decisioni sull’immagine della vita futura che ti sei creato: quello che decidi adesso, ti porta verso quell’immagine?

Metti le cose nella giusta prospettiva!

Nella mia idea di Creazione Consapevole c’è sempre stato un punto fermo: vivere una vita completa significa essere in grado di assaporare e gestire ogni sfumatura dell’esistenza. E’ un concetto ampio e profondo: molti si affidano alla legge di attrazione con la volontà di creare un’esistenza in cui… va sempre “tutto bene”.

Al di là del fatto che ogni evento di cui siamo protagonisti andrebbe contestualizzato, e il contesto cambia con il passare del tempo, a me non sembra un intento particolarmente sano. Prima di tutto perché, se non ci fossero momenti difficili, ci sarebbe qualche problema ad identificare i periodi positivi. In più, è più facile apprendere lezioni da avvenimenti per noi dolorosi: sono quelli che maggiormente ci formano, ci spingono all’azione e ci fanno diventare persone migliori. La leva sul dolore è sempre particolarmente efficace! Tutti noi abbiamo una naturale inclinazione ad evitare quello che ci fa stare male.

Riflettendo sulla questione ho iniziato a pensare che la vita, a grandi linee, si svolge a cicli. C’è una sorta di andamento sinusoidale che rispecchia il grado di felicità dell’esistenza: momenti di esaltazione si contrappongono a istanti di sofferenza. La cosa interessante è che questo andamento è “modulare”: lo possiamo applicare agli ultimi dieci anni della nostra vita, per esempio, ma è valido anche se lo riferiamo agli ultimi 6 mesi. Allo stesso modo, ci saranno momenti migliori e altri peggiori all’interno di una giornata, e persino dentro l’ultima ora che hai vissuto!

Pensandoci mi sono chiesto: quanto tempo è opportuno fare scorrere prima di contestualizzare un evento? Facciamo un esempio: sono un operatore di borsa che, naturalmente, ha come obiettivo la massima performance possibile. A distanza di un mese dall’inizio delle mie operazioni, ho già guadagnato il 3 percento sul mio capitale. Ma oggi è un giorno difficile e sto perdendo 2 punti percentuali rispetto all’ultima settimana. La domanda è: con quale prospettiva analizzo i dati? Di breve o di lungo periodo? In sostanza ritorno a chiedermi: dove metto il mio focus?

Se rispondessi che mi riferisco all’ultima settimana, sarei preoccupato perché le mie performance non sono buone: ho un 2 percento di perdita. Ma se allargo l’inquadratura e penso all’ultimo mese, ho ancora un attivo dell’1 percento, che in prospettiva significherebbe il 12 percento di guadagno in un anno! Un’ottima performance direi!

L’esempio è banale e semplicistico, però fa pensare: nella vita, è più o meno lo stesso. Magari sono in un periodo in cui le mie relazioni vanno a gonfie vele, la salute è di ferro e mi diverto in quello che faccio. Ma si rompe l’auto e mi trovo ad affrontare una spesa imprevista. Basta questo a rendere un buon periodo meno bello di quanto sia?

Quando ti capita qualcosa che non vorresti, ti focalizzi sull’evento oppure lo metti in relazione con tutto il resto della tua vita?
Mettere le cose nella giusta prospettiva è utile perché ci permette di dare un peso equilibrato alle cose. La mia riflessione si ferma qui, fammi sapere – se ti va – cosa ne pensi nei commenti all’articolo!

A presto!

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Cosa c’è di buono in qualsiasi esperienza negativa

(ovvero: come le domande che ti poni cambiano la tua realtà)

La prima cosa da notare è la presupposizione che ho volutamente usato nel titolo di questo articolo: tramite essa sostengo, infatti, che esistano esperienze comunque negative e, di riflesso, ve ne saranno altre sempre positive.

Questo non è del tutto vero, almeno non “tecnicamente”, perché il giudizio che diamo ad un vissuto si manifesta sempre a seguito di una nostra interpretazione degli eventi. Personalmente, credo che un evento sia sempre neutro: a seconda di come lo interpretiamo, poi, può diventare fonte di piacere o di sofferenza.

Su un piano più umano e meno tecnico, però, è di buon senso aspettarsi che determinate esperienze siano quasi sempre positive o negative, o almeno che lo siano per la maggior parte di persone che vivono un fatto simile. Un lutto, ad esempio, potrebbe ricadere in questa categoria: tranne qualche rara eccezione, penso che porti sempre con sé una qualche forma di dolore, più o meno intenso.

Ma al di là di che cosa possa accadere nella nostra mente quando interpretiamo una fatto vissuto, mi interessa scrivere di come possiamo usare le domande per ristrutturare una esperienza che ci ha fa soffrire e generare tramite questo cambiamento un futuro più felice.

Sicuramente ci sono anche altri strumenti per accelerare quel processo che, nel tempo, ci porta a stare bene anche dopo una brutta esperienza (ad esempio tutte le tecniche “dissociative” in ambito di PNL) e le domande sono proprio uno di questi strumenti, che possiamo usare a nostro vantaggio.

Penso che davanti ad un evento spiacevole quello che ci chiediamo possa ricadere in due grandi categorie distinte: le domande rivolte al passato e quelle rivolte al presente o futuro.

La prima categoria comprende questioni come:

  • Perché è successo proprio a me?
  • Cosa ho fatto per meritarmi questo?
  • Perché qualcuno ce l’ha con me?
  • Cosa farò adesso che le cose sono così diverse?
  • Di chi è la colpa di tutto questo?

Personalmente, non trovo che siano domande “generative”: sono utili sul piano razionale per “dare un senso” agli eventi, ma credo che questo possa avvenire solo sul lungo termine e, sicuramente, ci sono strade più brevi e molto meno dolorose per farlo. Sono domande che evito di pormi quando devo affrontare situazioni difficili, semplicemente perché… ce ne sono di migliori!

Invito anche te a non farti domande di questo tipo: quello che otterrai sarà molto probabilmente rabbia, frustrazione e senso di colpa, e non farai altro che associare a quello che hai vissuto altre sensazioni negative. La direzione da intraprendere è opposta!

La seconda categoria la possiamo caratterizzare con due sole domande:

  • Cosa c’è di buono in questa esperienza?
  • Cosa posso imparare da questa esperienza?

Si tratta di domande, questa volta, in grado di generare un cambiamento. In primo luogo presupponiamo che ci sia qualche cosa di buono in quello che abbiamo vissuto (e ti darò una risposta valida praticamente in tutte le situazioni tra poco), inoltre rispondendo alla seconda domanda possiamo “ristrutturare” l’esperienza in modo da renderla, in qualche modo, capace di avere qualche caratteristica positiva.

Le risposte non sono immediate e sono strettamente personali, ma quando vivi un evento che ti provoca dolore prova a farti queste due domande più volte, a distanza di tempo e, cosa molto importante, scrivi le risposte da qualche parte. Ti sarà estremamente utile strada facendo. Chiederai alla tua mente di cercare il buono che c’è in ogni cosa, quella componente di “utilità” che è il vero senso delle cose spiacevoli che viviamo.

Non è detto che avrai subito risposta: ma prima o poi, a forza di ripeterti quelle domande, sono sicuro che riuscirai a giungere ad un risultato.

Vorrei darti, adesso, un suggerimento, uno spunto per una risposta che ritengo “valida sempre” e che soddisfa entrambe le domande. La trovo estremamente utile e, in certi casi, sarà in grado di darti la forza di affrontare quegli eventi che non avresti voluto vivere.

La risposta consiste in questo: se ce l’hai fatta una volta, ce la farai di nuovo in futuro. Quando stai attraversando un momento difficile, pensa a come ti sarà utile averlo superato tra un anno, tra cinque o tra venti. Forse la situazione che hai vissuto ti sta aiutando a ridimensionare alcuni “problemi” che pensavi di avere e che invece, adesso, sono diventati relativamente molto meno gravi. Benissimo, visto che hai superato qualcosa di ben più difficile, allora è ragionevole pensare che in futuro ti sarà più semplice risolvere anche tutte quelle altre situazioni che ti creavano disagio. E’ un po’ come sfruttare l’inerzia di un’auto in discesa per fare qualche centinaio di metri anche in piano, senza nessuno sforzo, e avere strada libera da lì in poi.

So che non è una vera e propria risposta, ma vorrei che fosse per te una traccia, uno spunto che puoi utilizzare per arrivare alla tua verità. Come scrivevo poco fa, le domande che hai letto sono personali e le risposte saranno solo tue. Mi permetto però di invitarti a formularle su questa base. Ricorda che questa è solo una delle infinite possibili interpretazioni che possiamo dare ad una esperienza dolorosa: trova tu alcune delle altre, secondo quello che ritieni essere più utile per la tua personale esperienza.

Affrontando e superando una situazione dolorosa crei i presupposti per farlo meglio, più velocemente e senza paura in futuro. E’ come aggiungere un libro prezioso alla tua collezione, è uno strumento in più che diventa parte di te e ti aiuterà quando sarà il momento. Non si tratta di tempo sprecato: prima o poi tutti, nel corso della vita, si trovano ad affrontare un periodo difficile ed è meglio farlo con più possibilità, strumenti e riferimenti piuttosto che trovarsi di colpo in mezzo alla tempesta!

Questo non significa che soffrirai una sola volta e poi non più: credo che lo “stare male” sia qualcosa che ritorna e in certi modi sia estremamente utile, ma a livello profondo sapere di “avercela fatta quella volta” è un grandissimo, enorme aiuto, spesso determinante! Nota anche che non hai bisogno di risolvere “tutto” in un colpo solo: ogni piccolo passo che fai mentre attraversi la tua personale tempesta è soggetto alla regola di prima, se hai fatto quel singolo passo puoi fare anche il successivo, e una volta che ne hai fatti due puoi certamente fare anche il terzo, e così via… presto ne sarai fuori e guardandoti indietro capirai di avere superato una prova, di essere migliore, più forte e più ricco di quanto non fossi prima.

Ecco in che modo una buona domanda, formulata bene e posta nel momento giusto, può aiutarti a modificare gli eventi: non solo quelli passati, che vengono ristrutturati alla luce di quello di buono che rappresentano per te adesso, ma anche quelli futuri, che verranno affrontati con una base di convinzioni e consapevolezza più solida e funzionale.

Quella che hai appena letto è la mia attuale e personale interpretazione che mi sono dato per le “cose che non vanno”. Sono le cose che vorrei cambiare e sulle quali lavoro affinché il mio intento diventi concreto, reale. Non so se gli spunti che hai avuto dalle mie parole saranno utili per te, ma certamente per me lo sono stati e ho voluto condividere pubblicamente il mio pensiero a riguardo con tutti voi.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti!

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Un foglio bianco per l’artista che è in te

Da oggi vorrei che iniziassi a pensare a te stesso come pensi ad un artista. L’arte è la massima espressione del potenziale umano: tramite essa si crea, si comunica, si emoziona e si lascia un segno indelebile nel tempo. Fare arte è meraviglioso, e tu… lo fai già! Ogni singolo giorno della tua vita.

Non ci credi, vero? Allora pensa a quello che sto dirti.

Ogni giorno crei la tua opera: quando ti svegli hai davanti a te un foglio bianco, su cui dipingi, momento dopo momento, la tua giornata.

Prendi delle decisioni, alcune apparentemente insignificanti come quale maglione indossare o se scendere dalle scale invece che usare l’ascensore, e così facendo dai un preciso indirizzo al corso degli eventi.  Le decisioni che prendi sono il colore della matita con cui stai disegnando, la lunghezza del tratto, la sua direzione, lo spessore della linea. Sono il disegno in sé.

Forse il colore particolarmente acceso del maglione che hai scelto questa mattina catturerà l’attenzione di qualcuno che incontrerai. Da qui nascerà una nuova storia d’amore. Forse i secondi che trascorrerai attendendo l’ascensore sul pianerottolo delle scale si riveleranno necessari affinché ti “capiti” un fatto che cambierà per sempre la tua vita.

Ed è così per ogni singola decisione che prendi. Per questo è molto importante imparare ad ascoltare le proprie intuizioni: è una abilità che va coltivata, migliorata giorno dopo giorno e che richiede fiducia nei “segnali” che percepisci. Per me si tratta semplicemente di una voce interiore, che si accende da sola, quando vuole lei e senza alcun preavviso. A volte non mi dice niente di più che tornare in casa a controllare di avere spento la luce, altre volte mi dà indicazioni più nette e precise, che richiedono azioni importanti. Io l’ascolto sempre, anche quando sembra illogica. Mi fido.

Puoi crederci o meno, ma questo è proprio il modo in cui le cose… succedono. Quando ripensi ai grandi cambiamenti che hai attraversato, oppure agli eventi che hanno segnato la tua esistenza, sono sicuro che riesci a ripercorrere all’indietro i ricordi fino al momento in cui tutto è iniziato.

C’è sempre un attimo, un evento particolare frutto di una decisione che darà origine a tutto quello che verrà dopo.

In questo senso, penso che sarai d’accordo con me, siamo tutti artisti dal talento infinito. Tutti noi siamo in grado di decidere qual è la prima immagine, il primo disegno da portare alla luce e da creare sul nostro personale e preziosissimo foglio bianco. Se decidi di disegnare là sopra l’immagine perfetta di quello che vuoi che accada, hai già preso una decisione determinante che esclude buona parte di tutte le altre possibilità: gli eventi iniziano proprio in quel momento ad incanalarsi verso la realizzazione dell’immagine che hai creato.

Certo, nel percorso che ti accingi ad intraprendere tutto può succedere. Ci saranno momenti in cui sarai chiamato a prendere ulteriori decisioni, e se sceglierai di cambiare strada, gli eventi seguiranno la tua scelta. Ma se manterrai fisso il tuo focus sul risultato finale che hai in mente, eliminando le distrazioni, vivendo le difficoltà come opportunità per imparare, coinvolgendo le persone che incontri affinché ti sostengano e credano nel tuo stesso obiettivo, allora continuerai ad indirizzare il corso degli eventi.

Pensaci bene: non c’è altra possibilità! Le cose non capitano “per caso”, ma perché diamo loro modo di accadere. Creandone i presupposti, per esempio. Oppure comportandoci in un determinato modo quando evidenti segnali ci indicano la strada intrapresa. Possiamo ignorarli perché ci sembra giusto farlo, o possiamo intervenire per cambiare la rotta. Non è sempre una decisione che va presa? Chi ha realmente il controllo? La verità è che, molto spesso, invece che accettare questa grande e importante responsabilità ci è più comodo dare la colpa all’esterno, svincolandoci così dalla necessità di riconoscere il nostro ruolo attivo e perpetuo nel fare succedere le cose.

Mi piace pensare che non esista nulla di inevitabile, se non la fine delle nostre vite. Durante la vita ogni cosa può essere o può non essere: tutto può succedere.

Ma l’artista che c’è in te ha la facoltà di decidere quale immagine incidere per prima sul foglio bianco che ha davanti: che scelta pensi di fare? La tua immaginazione, la facoltà più preziosa che hai, è la tavolozza dei colori, è la varietà dei pennelli.

Io credo che ciascuno di noi sia tenuto a fare la scelta migliore possibile in ogni situazione, che porti al massimo benessere di se stessi e di tutte le persone che sono attorno a noi e sono coinvolte nelle nostre decisioni.

E se non sai “come” scegliere… affidati alle tue intuizioni, proprio come ti suggerivo poco fa. Fidati di te stesso. Impara a trovare un momento nella giornata in cui ti rilassi, chiudi gli occhi e lasci andare qualsiasi sensazione, con l’intento di creare uno stato d’animo “neutro” in cui prendere la decisione migliore.

Non c’è sempre bisogno di pensare così tanto alle cose: tutti noi abbiamo una guida interiore che ci dice cosa fare, e la ragione spesso la mette a tacere.

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