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In passato ho ricevuto alcune email private che mi chiedevano che ruolo avesse il desiderio nella vita delle persone. Ho assunto che con “desiderio” si intendessero i proprio sogni, i propri obiettivi, come avere in mente di raggiungere un determinato traguardo professionale, fare un viaggio in un posto che si ama, realizzare un progetto di vita con un’altra persona e così via.

Se diamo uno sguardo alla filosofia orientale (mi permetto di generalizzare…), vedremo che si predica il distacco dalle cose materiali come veicolo per raggiungere l’illuminazione e la felicità. Eppure, io credo, il desiderio rimane anche in chi non ha particolari esigenze materiali nella vita: semplicemente perché non si può non desiderare, ammettere di ambire all’assenza di desideri nella propria vita è di per sé un desiderio di ottenere qualcosa.

L’occidente invece (anche qui passatemi la generalizzazione), è più incentrato sul concetto materiale del desiderare, sul possesso (e spesso anche sull’ostentazione) di qualcosa che si ha, invece che di qualcosa che si è.

In queste righe vorrei sostenere che, a mio modesto parere, non c’è un modo giusto e sbagliato di intendere il desiderio. Il desiderare un oggetto, una persona, una situazione, così come il desiderare di non ambire a nulla di materiale, è sempre giusto, fa sempre “bene”. Il desiderio è necessario: senza, la vita dell’uomo perderebbe buona parte del suo senso.

Il desiderio è quella forza invisibile che spinge l’essere umano ad agire: a immaginare, a migliorarsi, a crescere, a cercare nuove soluzioni. Avere un desiderio significa avere un cervello alla costante ricerca di nuove soluzioni, messo nelle condizioni di inventare qualcosa di nuovo o di migliorare qualcosa che c’è già.

Quindi… evviva i desideri! Penso davvero che desiderare sia un istinto. Che siamo programmati per avere in mente sogni, luoghi, persone, oggetti, relazioni, viaggi, emozioni, pericoli (sì, anche quelli)… tutto quello che può risvegliare la nostra natura innata che ci spinge a indagare il mondo in cui viviamo e a misurarci con noi stessi in tutte le fasi della vita.

E credo quindi, in definitiva, che i desideri debbano essere coltivati. Che una persona, per essere ricca, debba anche averne molti, che non si stanchi mai di cercare di migliorare la propria condizione, anche quando si sta bene dove si sta, e si ama quello che si sta facendo.

Quello che invece dovremmo evitare, come ho scritto spesso in passato, è dare così tanto potere ad un desiderio da influenzare il nostro stato d’animo. Se una cosa che vorresti sperimentare e ancora non vivi ti rende triste, arrabbiato, ti fa sentire impotente davanti agli eventi… allora è il momento di riconsiderare non tanto quanto si desidera, ma la tua reazione davanti ad un percorso da affrontare, il modo in cui ti rapporti ai tuoi stessi sogni (e, a ben pensarci, è davvero assurdo che un sogno che vogliamo realizzare abbia la capacità di renderci infelici… è lì apposta per fare l’esatto contrario!)

Abbiate cura di pensare sempre a quello che desiderate che accada in modo costruttivo: con la gioia dell’anticipazione, con l’entusiasmo di un viaggio da intraprendere, con la fiducia che la meta è inevitabilmente sul nostro percorso, con la contentezza per potersi ancora una volta misurare con se stessi, mettersi alla prova e quindi, per ultimo, diventare persone migliori.

Grazie per l’attenzione e un saluto!

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PS: i tuoi desideri, devi SCRIVERLI sempre… è importante! :-p

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