Leader di te stesso… e degli eventi!

5 Marzo 2010 da Francesco  
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Ieri sera ho avuto il piacere di partecipare, a Torino, al Night Seminar organizzato dal bravissimo Livio Sgarbi. Si è trattato di un mini-seminario di quasi 4 ore tenuto da chi considero tra i più bravi (possiamo anche dire IL più bravo) personal coach in Italia.
Come al solito, Livio è un professionista ideale: mai banale, concreto e straordinariamente umano. Ti fa sentire di essere davvero passato attraverso gli eventi, ti fa capire che la sua storia è autentica e questo è un grande valore aggiunto.

Ho partecipato al suo seminario per due motivi: da una parte mi interessava approfondire il concetto di leadership personale, dall’altro volevo stimolare alcune riflessioni riguardo alla relazione che questa abilità ha con l’immaginazione creativa e l’arte di fare succedere le cose.

Con mio grande piacere (anche se me lo aspettavo) Livio si è soffermato a lungo su un concetto straordinario: la responsabilità. Che meravigliosa parola!

Responsabilità (puoi anche pensarla come respons-abilità) è uscire definitivamente dall’idea che “qualcuno ce l’abbia con te” e prendere finalmente il timone della nave.

Responsabilità è riconoscere che quasi tutto nella tua vita è sotto il tuo totale controllo.

Responsabilità è accettare gli eventi come un riflesso di chi siamo e cambiare noi stessi perché lo specchio non mente mai, e se vogliamo vivere qualsiasi cosa dobbiamo prima diventare una persona adatta a vivere quella stessa cosa.

Ma soprattutto, responsabilità è smetterla di accampare scuse e lamentarsi. Mi sorprendo sempre a riflettere su quanto tempo passiamo a lamentarci. C’è sempre qualcuno che ci impedisce di fare qualcosa, c’è sempre un tassello che non va a posto, c’è sempre una ragione per sfuggire alla verità: cioè, che siamo noi a creare il nostro futuro.

Lo plasmiamo attraverso l’atteggiamento mentale e le convinzioni assimilate, le decisioni, l’immaginazione e l’azione. Questi fattori sono sicuramente gestibili e controllabili: l’atteggiamento mentale che hai è una scelta, le convinzioni si cambiano (se occorre), le decisioni che prendi sono nuovamente una scelta, le immagini con cui nutri la tua mente sono controllabili e le azioni che intraprendi seguono tutto questo! Quindi, se si tratta di fattori controllabili, stiamo parlando di leadership, di controllo di se stessi. E se sei leader di te stesso, allora sarai anche leader degli eventi che sperimenti nella tua vita.

Questo vuol dire che non ti succederà mai niente che non vuoi? Sarebbe bello, ma non sempre va così. A volte ci ritroviamo catapultati in situazioni che mai avremmo voluto vivere, ci chiediamo come ci siamo finiti e cominciamo ad affannarci per trovare una soluzione. Succede a tutti, è normale.

La differenza, in quei momenti, è di nuovo nella scelta che fai: ti lamenti, dando la colpa alla sfortuna, al caso, al tuo capo, al tuo partner, al meteo, al vicino di casa, al politico di turno, al vigile urbano… oppure corri a riprendere saldamente in mano il timone e correggi la rotta dei tuoi pensieri?

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Un foglio bianco per l’artista che è in te

16 Febbraio 2010 da Francesco  
Pubblicato in Articoli, Tutti i post - Articolo letto 1,019 volte

Da oggi vorrei che iniziassi a pensare a te stesso come pensi ad un artista. L’arte è la massima espressione del potenziale umano: tramite essa si crea, si comunica, si emoziona e si lascia un segno indelebile nel tempo. Fare arte è meraviglioso, e tu… lo fai già! Ogni singolo giorno della tua vita.

Non ci credi, vero? Allora pensa a quello che sto dirti.

Ogni giorno crei la tua opera: quando ti svegli hai davanti a te un foglio bianco, su cui dipingi, momento dopo momento, la tua giornata.

Prendi delle decisioni, alcune apparentemente insignificanti come quale maglione indossare o se scendere dalle scale invece che usare l’ascensore, e così facendo dai un preciso indirizzo al corso degli eventi.  Le decisioni che prendi sono il colore della matita con cui stai disegnando, la lunghezza del tratto, la sua direzione, lo spessore della linea. Sono il disegno in sé.

Forse il colore particolarmente acceso del maglione che hai scelto questa mattina catturerà l’attenzione di qualcuno che incontrerai. Da qui nascerà una nuova storia d’amore. Forse i secondi che trascorrerai attendendo l’ascensore sul pianerottolo delle scale si riveleranno necessari affinché ti “capiti” un fatto che cambierà per sempre la tua vita.

Ed è così per ogni singola decisione che prendi. Per questo è molto importante imparare ad ascoltare le proprie intuizioni: è una abilità che va coltivata, migliorata giorno dopo giorno e che richiede fiducia nei “segnali” che percepisci. Per me si tratta semplicemente di una voce interiore, che si accende da sola, quando vuole lei e senza alcun preavviso. A volte non mi dice niente di più che tornare in casa a controllare di avere spento la luce, altre volte mi dà indicazioni più nette e precise, che richiedono azioni importanti. Io l’ascolto sempre, anche quando sembra illogica. Mi fido.

Puoi crederci o meno, ma questo è proprio il modo in cui le cose… succedono. Quando ripensi ai grandi cambiamenti che hai attraversato, oppure agli eventi che hanno segnato la tua esistenza, sono sicuro che riesci a ripercorrere all’indietro i ricordi fino al momento in cui tutto è iniziato.

C’è sempre un attimo, un evento particolare frutto di una decisione che darà origine a tutto quello che verrà dopo.

In questo senso, penso che sarai d’accordo con me, siamo tutti artisti dal talento infinito. Tutti noi siamo in grado di decidere qual è la prima immagine, il primo disegno da portare alla luce e da creare sul nostro personale e preziosissimo foglio bianco. Se decidi di disegnare là sopra l’immagine perfetta di quello che vuoi che accada, hai già preso una decisione determinante che esclude buona parte di tutte le altre possibilità: gli eventi iniziano proprio in quel momento ad incanalarsi verso la realizzazione dell’immagine che hai creato.

Certo, nel percorso che ti accingi ad intraprendere tutto può succedere. Ci saranno momenti in cui sarai chiamato a prendere ulteriori decisioni, e se sceglierai di cambiare strada, gli eventi seguiranno la tua scelta. Ma se manterrai fisso il tuo focus sul risultato finale che hai in mente, eliminando le distrazioni, vivendo le difficoltà come opportunità per imparare, coinvolgendo le persone che incontri affinché ti sostengano e credano nel tuo stesso obiettivo, allora continuerai ad indirizzare il corso degli eventi.

Pensaci bene: non c’è altra possibilità! Le cose non capitano “per caso”, ma perché diamo loro modo di accadere. Creandone i presupposti, per esempio. Oppure comportandoci in un determinato modo quando evidenti segnali ci indicano la strada intrapresa. Possiamo ignorarli perché ci sembra giusto farlo, o possiamo intervenire per cambiare la rotta. Non è sempre una decisione che va presa? Chi ha realmente il controllo? La verità è che, molto spesso, invece che accettare questa grande e importante responsabilità ci è più comodo dare la colpa all’esterno, svincolandoci così dalla necessità di riconoscere il nostro ruolo attivo e perpetuo nel fare succedere le cose.

Mi piace pensare che non esista nulla di inevitabile, se non la fine delle nostre vite. Durante la vita ogni cosa può essere o può non essere: tutto può succedere.

Ma l’artista che c’è in te ha la facoltà di decidere quale immagine incidere per prima sul foglio bianco che ha davanti: che scelta pensi di fare? La tua immaginazione, la facoltà più preziosa che hai, è la tavolozza dei colori, è la varietà dei pennelli.

Io credo che ciascuno di noi sia tenuto a fare la scelta migliore possibile in ogni situazione, che porti al massimo benessere di se stessi e di tutte le persone che sono attorno a noi e sono coinvolte nelle nostre decisioni.

E se non sai “come” scegliere… affidati alle tue intuizioni, proprio come ti suggerivo poco fa. Fidati di te stesso. Impara a trovare un momento nella giornata in cui ti rilassi, chiudi gli occhi e lasci andare qualsiasi sensazione, con l’intento di creare uno stato d’animo “neutro” in cui prendere la decisione migliore.

Non c’è sempre bisogno di pensare così tanto alle cose: tutti noi abbiamo una guida interiore che ci dice cosa fare, e la ragione spesso la mette a tacere.

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C’è sempre un tempo giusto per unire i puntini…

25 Gennaio 2010 da Francesco  
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Il 12 giugno 2005 Steve Jobs, fondatore e attuale “capo” di Apple, tenne un discorso presso la prestigiosa Università di Stanford, negli Stati Uniti.
Fu un discorso straordinario: umano, semplice, toccante e illuminante. Uno dei tre concetti che Jobs espresse quasi 5 anni fa è tornato alla mia attenzione oggi, proprio mente lo guardavo in video.
Si tratta del fatto che tutti, prima o poi, uniamo i puntini delle nostre vite. Credo che accada a chiunque, periodicamente e ad intervalli molto lunghi, di guardare al passato e di trovare finalmente una relazione tra gli eventi, una logica, un senso in quello che abbiamo vissuto.

Allora ho cominciato a pensare alle volte in cui consiglio qualcuno a cui voglio bene, o che mi contatta tramite il sito chiedendomi aiuto nel dare una spiegazione al presente, ed io rispondo sempre più o meno allo stesso modo:

Non giudicare gli eventi. I giudizi su quello che stai vivendo, soprattutto quelli estremi come “questo è buono” e “questo è cattivo”, non hanno senso. Perché adesso non hai modo di vedere il disegno globale, sei dentro una vicenda personale, un evento che fa da muro e ti impedisce di capire il collegamento con tutto il resto.

Qualcuno mi segue e si rasserena, qualcun altro no e preferisce continuare a lamentarsi. Va bene in entrambi i casi, si tratta solo di fare una scelta.

Per fortuna, poi, il tempo passa. E il tempo ha una proprietà che chi è pratico di PNL conosce bene: il tempo dissocia. Cioè, automaticamente, la mente prende un ricordo e smette di riviverlo in prima persona. Allontana la scena che diventa come un film visto dagli occhi di un altro. E questa è magia, perché quando cambia il punto di vista cambia il significato stesso dell’esperienza!

Immediatamente le cose diventano chiare: le relazioni tra gli eventi, i comportamenti delle persone, le nostre scelte assumono un senso che prima ci sfuggiva!
Steve Jobs lo disse in un modo infinitamente migliore del mio, quel giorno a Stanford:

Ve lo ripeto, non potete unire i puntini guardando al futuro, potete connetterli in un disegno solo se guardate al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa – il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.

Personalmente, lo trovo un insegnamento straordinario, di grandissima importanza. A volte la strada verso i nostri desideri non è tutta in discesa: ci possono essere degli ostacoli, ma sono lì solo per vedere quanto davvero teniamo a realizzarci. Se ci facciamo distrarre da essi, se permettiamo loro di deviare il nostro focus (e un giudizio negativo su un evento fa esattamente questo) allora entreremo in risonanza con quello che non vogliamo. La Legge di Attrazione risponderà a questa modifica nell’unico modo in cui può farlo: modificando quello che ha in serbo per noi.

Rinnovo così il mio invito: stop ai giudizi.

Gli eventi sono neutri.

Il significato che diamo loro è una scelta, in qualsiasi cosa che attraiamo ci può essere del buono. Dipende solo ed esclusivamente dal luogo che scegliamo per sederci ad osservare la nostra vita.

E verrà certamente un giorno, quando saremo pronti, in cui unire i puntini ci sembrerà d’un tratto così logico, così semplice che sembrerà incredibile non averci pensato prima. E’ in quei momenti che diamo un senso a quello che fino ad un attimo prima era un brutto ricordo, e forse questo smette di essere tale, diventando un tassello indispensabile di un grande disegno mai visto prima.

Per chi fosse interessato, questo è il link al discorso originale di Steve Jobs a cui mi sono ispirato nello scrivere questo articolo. A questo link è invece visibile il video dell’evento.
Infine,
cliccando qui potete scaricare l’intero discorso tradotto in Italiano (fonte: L’Espresso).

Buona lettura!

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Legge di attrazione ed eventi naturali

22 Gennaio 2010 da Francesco  
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A pochi giorni dal terremoto che ha sconvolto Haiti, portandosi via la vita di un numero di persone che non sarà mai esattamente determinato, penso che sia opportuno porsi alcune domande con l’intento di fare luce sulle relazioni che ci sono tra l’immaginazione creativa e gli eventi naturali.
L’obiettivo non è solo quello di fare chiarezza: vorrei anche darvi modo, come spesso accade, di riflettere, di pensare con la vostra testa e di trarre conclusioni personali. Perché la correlazione che cerchiamo, se esiste, non sarà uguale per tutti. Qualcuno di voi ci si identificherà, qualcun altro no. Ad alcuni quello che scriverò susciterà obiezioni, mentre altri sentiranno di essere profondamente d’accordo.

Lo scopo non è “avere ragione”: è esprimere un punto di vista che dia il via ad una discussione costruttiva. Ecco quindi alcune domande che sono attinenti alla situazione e le risposte che io mi sono dato.

Chi causa una catastrofe naturale?

Se andiamo alla ricerca della causa “fisica” del disastro, allora ci inerpichiamo su un sentiero difficile. Potremmo dire che in certe zone del pianeta non è opportuno costruire edifici, ma allora Tokyo e Los Angeles non dovrebbero esistere? Chi di voi ha una casa vicino ad un fiume? Chi vive in una vallata sotto una diga? E’ evidente che siamo su questo pianeta con l’obbligo di convivere con la natura: nel farlo, ce ne assumiamo la responsabilità. Zone del mondo a “rischio zero” non se ne conoscono. Se la ricostruzione di Haiti sarà finanziata da Paesi più ricchi e sarà effettuata secondo criteri antisismici, avremmo già dato un indirizzo ben preciso al futuro, che non vedrà più una tragedia umana così vasta.

La verità è che ci sono cose che succedono e basta, fanno parte del “tutto” in cui viviamo. Non sono evitabili e, quando capitano, non è colpa di nessuno. Significa che non possiamo fare niente per evitarle? Sì, e significa anche che possiamo fare tanto per limitarne gli effetti. Perché se un evento naturale si manifesta nessuno l’ha “attratto”, ma se evitiamo di costruire e vivere dove la natura si manifesta con violenza, riportiamo l’imprevedibile sotto il nostro controllo. Possiamo fare la stessa cosa progettando e realizzando aerei più sicuri. Migliorando le strade e la nostra educazioni nell’usarle. Utilizzando materiali adatti per l’edilizia. Rispettando il territorio. Su questo abbiamo totale controllo, e quindi potere d’azione.

E sono azioni concrete che salvano la vita a migliaia di persone.

Perché è successo?

E’ una domanda che, credo, tutti si siano posti. Non esiste una risposta “giusta”. Forse, se c’è, sta in quello che avete appena letto: alcune cosa succedono e basta. Non ha senso implorare perché non capitino più o lamentarsi quando succedono: è la vita, la si accetta, si cerca di comprendere come viverla al meglio e si riconosce che la responsabilità umana c’è sempre. Questo non vuol dire che se sei povero e vivi in una casa che crollerà a seguito di un terremoto allora si tratta di una tua colpa. Ma la casa non l’ha costruita madre natura: l’ha fatta un essere umano. E la prossima dovrà farla meglio, compatibilmente, è chiaro, con i mezzi che avrà a disposizione.

In ogni evento c’è sempre una parte che può essere controllata dall’uomo: noi dobbiamo assicurarci che questa parte sia la più grande possibile.

Come si può trovare qualcosa di buono in una tragedia?

Haiti è sotto l’occhio del mondo intero, adesso, mentre solo qualche giorno fa era un altro dei “Paesi poveri” di cui nessuno si interessa, se non per andarci al mare. Migliaia di persone si stanno prodigando per portare aiuto. Le iniziative di solidarietà si moltiplicano e moltissimi ne trarranno beneficio. Chi aspettava l’occasione giusta per rendersi utile è finalmente salito sul treno. Bambini che non avrebbero mai avuto un futuro adesso verranno curati, nutriti e istruiti. Molti cittadini raggiungeranno gli Stati Uniti con un aereo che non avrebbero mai potuto permettersi, e lì cominceranno una nuova vita, in un Paese ricco.

Io penso che il mondo intero in questo momento sia più unito.

Ci sarà ricostruzione e, se abbiamo imparato la lezione, sarà fatta a regola d’arte. Molti poveri che vivono nelle baracche avranno una casa vera, finalmente. E la vita, tra qualche tempo, sarà migliore di prima.

In questo c’è del buono, non credete?

Cosa possiamo fare noi?

Chi può donare ha decine di opportunità per farlo. Non segnalo nessun link in particolare, la ricerca è semplice e chi vorrà la farà da sé. Molti hanno già fatto tantissimo: pensiamo a chi è salito su un aereo a tempo di record e adesso è sul posto a portare aiuto.

Cosa impariamo da questa vicenda?

Sono certo che ognuno trarrà la propria lezione. La mia la rendo pubblica: la vita è effimera e i nostri presunti “problemi” sono poca cosa davanti a questo. Ogni giorno è un dono: bisogna esserne grati, sempre. Bisogna ricordarsi che l’essere al mondo non è un fatto dovuto: è un privilegio! Il nostro compito deve essere quello di onorare ogni giorno perché non vada sprecato: cercando di divertirci più che si può, facendo qualcosa per gli altri, studiando, imparando, godendoci il momento vivendo nel presente.

Se ciascuno tra noi che assistiamo a questi eventi trae un insegnamento profondo, significativo e determinante per il resto del tempo che ha a disposizione, e trova il modo per metterlo in pratica e insegnarlo agli altri, allora questo darà un senso e una speranza a quello che è avvenuto.

Di nuovo, di questo abbiamo il controllo: dipende da noi.

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Puoi scegliere: semplificati la vita!

8 Gennaio 2010 da Francesco  
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L’inizio di un nuovo anno è spesso un’ottima scusa per aggiornare la propria lista degli obiettivi e per formularne di nuovi. E’ risaputo che chi si impegna a scrivere gli obiettivi ha molte possibilità di successo in più rispetto a chi non lo fa, quindi – oltre a rinnovarti l’invito a mettere per scritto quello che desideri per il 2010 – si pone un problema che va affrontato: come va formulato un obiettivo?

L’argomento è vasto, con un po’ di ricerca troverai decine di testi che ne parlano e i fattori da tenere in considerazione sono molteplici. In questo mio articolo vorrei quindi puntualizzarne uno, a mio avviso estremamente importante: siate furbi e ponetevi obiettivi che siano sotto il vostro diretto controllo.

Come si fa? Molto semplicemente, così: si scrive un obiettivo, lo si rilegge e ci si chiede “la sua realizzazione dipende direttamente da me oppure no?

Se la risposta è negativa, l’obiettivo va riformulato in modo che ritorni ad essere sotto il nostro totale controllo. Facciamo un esempio semplice: se il tuo obiettivo per il 2010 fosse fare in modo che il tuo partner smetta di fumare, è evidente che questo non dipende solo da te. Non è qualcosa che puoi controllare completamente: certamente puoi porre le condizioni affinché il tuo obiettivo diventi realtà, per esempio procurandogli letture che suggeriscano metodi per riuscirci o spiegandogli quali benefici avrà quando si sarà liberato del vizio, ma non avrai mai un controllo diretto e completo su una situazione di questo genere. In sostanza, non puoi far sì che le persone facciano quello che vuoi tu.

Quindi un obiettivo del genere non è ben formato e andrebbe riformulato, per esempio ponendosi come punto di arrivo l’essere un esempio di persona in salute, che fa una vita sana e che si impegna al massimo per tutelare il proprio corpo. Questo sì che dipende solo da te ed è sotto il tuo totale controllo… e potresti diventare una persona così sana da essere un modello per gli altri, che magari decideranno di seguire il tuo esempio!

C’è una bella e importantissima differenza tra un obiettivo formato in modo che dipenda solo da te e uno in balia delle altre persone coinvolte. Prima di tutto, quando avrai successo il merito sarà solo tuo e questo aumenterà alla grande la tua autostima. E se dovessi avere, alla fine, un risultato diverso da quello sperato, la lezione che ne trarrai sarà per te comunque preziosa: sei tu che hai un feedback diretto sulle tue azioni. Secondo, una formulazione di questo tipo elimina alla radice la possibilità di dirottare la responsabilità di un risultato mancato o incompleto sugli altri.

Poiché puoi scegliere, quindi, scegli di semplificarti la vita, e poniti per l’anno appena iniziato almeno tre obiettivi che siano sotto il tuo totale controllo.

Concludo con una piccola provocazione: se sono anni che ti rovini l’esistenza per fare tornare il tuo ex o per recuperare l’amicizia di qualcuno che non vuole esserti amico, o per diventare a tutti i costi simpatico al tuo collega che sembra avercela sempre con te… non è meglio se rileggi quello che c’è qui sopra? :)

Buon 2010, e che sia un anno di successo e felicità!

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