3. Azione e reazione
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Si tratta del testo, rivisto e corretto alla luce dell’esperienza di questi anni, che ti introduce il concetto di “creazione consapevole” e di legge di attrazione.
Questa è la parte 3 di 5
La vita vissuta al contrario.
La prima versione di questo articolo è stata pubblicata su ImmaginazioneCreativa.it nella primavera del 2008, corredata da un sottotitolo che recitava: perché la maggior parte delle persone NON fa la vita che sogna, si lamenta e si dispera continuamente prendendosela senza successo col “destino”, la “sfortuna” e “gli altri”.
Ho sempre ritenuto questo articolo uno dei più importanti che io abbia mai scritto, in cui raccontavo la mia personale esperienza con la “creazione al contrario”, che oggi preferisco chiamare reazione agli eventi. Chi vuole essere in grado di far succedere le cose che desidera ha ben presente l’importanza dell’azione, intesa come la conclusione di un processo che parte da una base solida e funzionale di convinzioni, un’immagine costante e precisa di quello che si vuole ottenere e un atteggiamento positivo nei confronti delle sfide della vita. Alla fine di questa catena, c’è l’azione: fai concretamente qualcosa per andare nella direzione che vuoi.
Agire, però, non è da tutti. O meglio, spesso si confonde l’azione con la reazione a quello che hai reso possibile e creato prima. Penso che sia qualcosa da collegarsi alla forza della leva sul dolore: non mi metto in moto fino a che il fastidio provocato dalla situazione attuale (o la paura di quello che potrebbe succedermi se non lo faccio) non diviene più forte della tendenza a procrastinare.
Potrebbe essere capitato anche a te. Magari fai un lavoro che non ti piace e continui a chiederti come ci sei finito dentro… forse non vivi la situazione economica che desideri… oppure hai perso i contatti con una persona cara senza neppure sapere il motivo, o ancora stenti ad instaurare relazioni soddisfacenti. Potresti decidere di fare qualcosa per cambiare tutto questo quando il non fare niente sarà fonte di una sofferenza eccessiva. Quindi trovo giusto chiedersi: ma perché non ci si muove prima?
Ci sono persone che si trovano ad affrontare situazioni che avrebbero preferito evitare. Lasciando a parte i casi estremi, e pensando a vite “normali” di persone normali che un giorno si ritrovano caduti dentro una buca, dal mio punto vista questo succede perché:
- Si è focalizzati su quello che non si vuole, o che si vuole evitare. Ho sentito decine di persone dire “non voglio stare da solo!” oppure “speriamo che non mi capiti di trovarmi senza soldi!”, e via dicendo. Questo è il primo errore che porta ad attrarre esattamente quello da cui vorresti allontanarti. E’ molto meglio essere focalizzati su quello che realmente si desidera: parole, immagini mentali e sensazioni devono mirare al risultato voluto.
- Si crea la propria realtà in modo inconsapevole, cioè si reagisce agli eventi invece di agire per controllarli e indirizzarli.
Lo psicologo Giulio Cesare Giacobbe, nel sul ottimo libro “Come diventare un Buddha in cinque settimane”, racconta del percorso da intraprendere per liberarsi dalla sofferenza. E’ un bel libro, pratico e simpatico, e nella prima parte sostiene che il pensiero che produce sofferenza sia involontario.
Infatti, il pensiero che ci dà sofferenza è il prodotto automatico della tensione registrata nella nostra memoria. Quando viviamo un trauma di qualche tipo, che sia una perdita, paura, insuccesso, dolore fisico, insicurezza… la tensione che ne deriva rimane impressa nella nostra memoria, anche molto a lungo. Come processo di “scarica”, successivamente, la mente genera automaticamente pensieri che ci causano dolore.
Come faccio ad identificare un pensiero di questo tipo? Posso fare sostanzialmente due cose: osservo le emozioni che questo mi provoca e come reagisco ad esse, oppure osservo il mio corpo. Tensione, ansia, stress, sono tutti segni che abbiamo appena partorito un pensiero “di quelli”. Le emozioni negative attraggono nel mondo fisico esattamente cosa rappresentano: negatività. Se quindi un pensiero ti fa sentire triste, stai mettendo in moto un processo creativo che porterà altra tristezza nella tua vita. Lo stesso vale per rancore, gelosia, rabbia, dolore, mancanza, risentimento e tutte quelle sensazioni che possiamo definire negative.
Lo schema della reazione.
Se al primo anello della catena tramite cui si reagisce agli eventi, che abbiamo visto essere un’esperienza negativa passata, sostituisci – ad esempio – una convinzione non funzionale riguardo un’area specifica (lavoro, relazioni, denaro, salute sono i campi più gettonati) il risultato non cambia. Prenderai decisioni sulla base di quelle convinzioni e quando non avrai ottenuto quello che ti aspettavi metterai in atto una serie di reazioni per cercare di riportare le cose sulla strada che ti piace di più. Questa è una delle ragioni per cui, quando si fa coaching, molto spesso si dedica una sessione a lavorare sulle convinzioni limitanti e a sostituirle con convinzioni potenzianti e funzionali al raggiungimento del risultato voluto.
Ti è più chiaro, adesso, perché la tua vita non è esattamente come la vorresti? Ogni qual volta hai lasciato correre questo processo, senza interromperlo, hai attratto nella tua vita (inconsapevolmente) proprio quello che non volevi.
Veniamo alle buone notizie
La prima cosa da fare è prestare attenzione al proprio focus. Ogni volta che ti senti male, e con questo intendo ansioso, arrabbiato, rancoroso, triste, deluso, annoiato… allora chiediti: “Quale pensiero ha generato questo stato d’animo?” Identifica il pensiero o l’immagine mentale che scatena l’emozione negativa e poi fatti quest’altra domanda: “Qual è la cosa migliore che riesco a pensare ora rispetto a questa situazione, quella che mi fa sentire meglio?” Genera il nuovo pensiero (questa volta positivo e consapevole) e poi goditi le emozioni positive che esso ti provoca. Facendolo, interromperai il processo di creazione inconsapevole e inizierai ad attrarre quello che veramente vuoi. A lungo andare questo ti permettere di smettere di reagire agli eventi, mentre prenderai decisioni consapevoli che ti porteranno ad agire per ottenere quello che vuoi.
Ricordati quindi, da oggi in poi, di prestare attenzione alle tue emozioni, e di monitorare i pensieri che ne generano di negative. Intervieni subito, sposta il tuo focus sulla cosa più bella e piacevole che riesci a pensare. Questo migliorerà istantaneamente il tuo umore, ti eviterà una marea di inutili e dannose “pippe mentali” e soprattutto metterà in moto la legge di attrazione in modo vantaggioso.
Ricorda, infine, che noi non siamo solo creatori della nostra realtà, ma siamo anche co-creatori di una realtà complessiva, globale. Ciò significa che alcune circostanze sono attratte dalla coscienza “collettiva”: cioè quell’insieme di pensieri, immagini e credenze comuni a molte persone. Ci sono alcuni casi in cui parliamo di milioni di persone, che creano una situazione particolare che coinvolge tutti gli altri.
Ora che sai questo, puoi fare due considerazioni: prima di tutto impegnati sempre a creare la migliore realtà possibile. Ricordati che anche tu fai parte della coscienza collettiva, quindi un tuo pensiero positivo influenzerà positivamente tutti gli altri. Inoltre, sappi che a volte non sperimenti quello che vuoi perché “dall’altra parte” c’è un’altra persona, o gruppi di persone, che hanno desideri diversi dai tuoi e manifestano quelli.
L’idea che mi sono fatto, in questi casi, è che l’Universo “scelga” da sè la miglior soluzione possibile per tutte le parti coinvolte. Per questo devi sempre accettare gli avvenimenti per quello che sono: una rappresentazione della perfezione dell’Universo.
Lo scopo dell’uso consapevole della propria immaginazione non è quello di vivere egoisticamente nell’ottica del miglior profitto personale, ma è quello di esplorare e sperimentare a fondo ogni situazione che creiamo oppure co-creiamo nella nostra vita, praticando sempre l’accettazione e l’apprezzamento per qualsiasi cosa, situazione o persona ci circondi.
Fine parte 3 di 5.
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