Cosa c’è di buono in qualsiasi esperienza negativa

(ovvero: come le domande che ti poni cambiano la tua realtà)

La prima cosa da notare è la presupposizione che ho volutamente usato nel titolo di questo articolo: tramite essa sostengo, infatti, che esistano esperienze comunque negative e, di riflesso, ve ne saranno altre sempre positive.

Questo non è del tutto vero, almeno non “tecnicamente”, perché il giudizio che diamo ad un vissuto si manifesta sempre a seguito di una nostra interpretazione degli eventi. Personalmente, credo che un evento sia sempre neutro: a seconda di come lo interpretiamo, poi, può diventare fonte di piacere o di sofferenza.

Su un piano più umano e meno tecnico, però, è di buon senso aspettarsi che determinate esperienze siano quasi sempre positive o negative, o almeno che lo siano per la maggior parte di persone che vivono un fatto simile. Un lutto, ad esempio, potrebbe ricadere in questa categoria: tranne qualche rara eccezione, penso che porti sempre con sé una qualche forma di dolore, più o meno intenso.

Ma al di là di che cosa possa accadere nella nostra mente quando interpretiamo una fatto vissuto, mi interessa scrivere di come possiamo usare le domande per ristrutturare una esperienza che ci ha fa soffrire e generare tramite questo cambiamento un futuro più felice.

Sicuramente ci sono anche altri strumenti per accelerare quel processo che, nel tempo, ci porta a stare bene anche dopo una brutta esperienza (ad esempio tutte le tecniche “dissociative” in ambito di PNL) e le domande sono proprio uno di questi strumenti, che possiamo usare a nostro vantaggio.

Penso che davanti ad un evento spiacevole quello che ci chiediamo possa ricadere in due grandi categorie distinte: le domande rivolte al passato e quelle rivolte al presente o futuro.

La prima categoria comprende questioni come:

  • Perché è successo proprio a me?
  • Cosa ho fatto per meritarmi questo?
  • Perché qualcuno ce l’ha con me?
  • Cosa farò adesso che le cose sono così diverse?
  • Di chi è la colpa di tutto questo?

Personalmente, non trovo che siano domande “generative”: sono utili sul piano razionale per “dare un senso” agli eventi, ma credo che questo possa avvenire solo sul lungo termine e, sicuramente, ci sono strade più brevi e molto meno dolorose per farlo. Sono domande che evito di pormi quando devo affrontare situazioni difficili, semplicemente perché… ce ne sono di migliori!

Invito anche te a non farti domande di questo tipo: quello che otterrai sarà molto probabilmente rabbia, frustrazione e senso di colpa, e non farai altro che associare a quello che hai vissuto altre sensazioni negative. La direzione da intraprendere è opposta!

La seconda categoria la possiamo caratterizzare con due sole domande:

  • Cosa c’è di buono in questa esperienza?
  • Cosa posso imparare da questa esperienza?

Si tratta di domande, questa volta, in grado di generare un cambiamento. In primo luogo presupponiamo che ci sia qualche cosa di buono in quello che abbiamo vissuto (e ti darò una risposta valida praticamente in tutte le situazioni tra poco), inoltre rispondendo alla seconda domanda possiamo “ristrutturare” l’esperienza in modo da renderla, in qualche modo, capace di avere qualche caratteristica positiva.

Le risposte non sono immediate e sono strettamente personali, ma quando vivi un evento che ti provoca dolore prova a farti queste due domande più volte, a distanza di tempo e, cosa molto importante, scrivi le risposte da qualche parte. Ti sarà estremamente utile strada facendo. Chiederai alla tua mente di cercare il buono che c’è in ogni cosa, quella componente di “utilità” che è il vero senso delle cose spiacevoli che viviamo.

Non è detto che avrai subito risposta: ma prima o poi, a forza di ripeterti quelle domande, sono sicuro che riuscirai a giungere ad un risultato.

Vorrei darti, adesso, un suggerimento, uno spunto per una risposta che ritengo “valida sempre” e che soddisfa entrambe le domande. La trovo estremamente utile e, in certi casi, sarà in grado di darti la forza di affrontare quegli eventi che non avresti voluto vivere.

La risposta consiste in questo: se ce l’hai fatta una volta, ce la farai di nuovo in futuro. Quando stai attraversando un momento difficile, pensa a come ti sarà utile averlo superato tra un anno, tra cinque o tra venti. Forse la situazione che hai vissuto ti sta aiutando a ridimensionare alcuni “problemi” che pensavi di avere e che invece, adesso, sono diventati relativamente molto meno gravi. Benissimo, visto che hai superato qualcosa di ben più difficile, allora è ragionevole pensare che in futuro ti sarà più semplice risolvere anche tutte quelle altre situazioni che ti creavano disagio. E’ un po’ come sfruttare l’inerzia di un’auto in discesa per fare qualche centinaio di metri anche in piano, senza nessuno sforzo, e avere strada libera da lì in poi.

So che non è una vera e propria risposta, ma vorrei che fosse per te una traccia, uno spunto che puoi utilizzare per arrivare alla tua verità. Come scrivevo poco fa, le domande che hai letto sono personali e le risposte saranno solo tue. Mi permetto però di invitarti a formularle su questa base. Ricorda che questa è solo una delle infinite possibili interpretazioni che possiamo dare ad una esperienza dolorosa: trova tu alcune delle altre, secondo quello che ritieni essere più utile per la tua personale esperienza.

Affrontando e superando una situazione dolorosa crei i presupposti per farlo meglio, più velocemente e senza paura in futuro. E’ come aggiungere un libro prezioso alla tua collezione, è uno strumento in più che diventa parte di te e ti aiuterà quando sarà il momento. Non si tratta di tempo sprecato: prima o poi tutti, nel corso della vita, si trovano ad affrontare un periodo difficile ed è meglio farlo con più possibilità, strumenti e riferimenti piuttosto che trovarsi di colpo in mezzo alla tempesta!

Questo non significa che soffrirai una sola volta e poi non più: credo che lo “stare male” sia qualcosa che ritorna e in certi modi sia estremamente utile, ma a livello profondo sapere di “avercela fatta quella volta” è un grandissimo, enorme aiuto, spesso determinante! Nota anche che non hai bisogno di risolvere “tutto” in un colpo solo: ogni piccolo passo che fai mentre attraversi la tua personale tempesta è soggetto alla regola di prima, se hai fatto quel singolo passo puoi fare anche il successivo, e una volta che ne hai fatti due puoi certamente fare anche il terzo, e così via… presto ne sarai fuori e guardandoti indietro capirai di avere superato una prova, di essere migliore, più forte e più ricco di quanto non fossi prima.

Ecco in che modo una buona domanda, formulata bene e posta nel momento giusto, può aiutarti a modificare gli eventi: non solo quelli passati, che vengono ristrutturati alla luce di quello di buono che rappresentano per te adesso, ma anche quelli futuri, che verranno affrontati con una base di convinzioni e consapevolezza più solida e funzionale.

Quella che hai appena letto è la mia attuale e personale interpretazione che mi sono dato per le “cose che non vanno”. Sono le cose che vorrei cambiare e sulle quali lavoro affinché il mio intento diventi concreto, reale. Non so se gli spunti che hai avuto dalle mie parole saranno utili per te, ma certamente per me lo sono stati e ho voluto condividere pubblicamente il mio pensiero a riguardo con tutti voi.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti!

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Leader di te stesso… e degli eventi!

Ieri sera ho avuto il piacere di partecipare, a Torino, al Night Seminar organizzato dal bravissimo Livio Sgarbi. Si è trattato di un mini-seminario di quasi 4 ore tenuto da chi considero tra i più bravi (possiamo anche dire IL più bravo) personal coach in Italia.
Come al solito, Livio è un professionista ideale: mai banale, concreto e straordinariamente umano. Ti fa sentire di essere davvero passato attraverso gli eventi, ti fa capire che la sua storia è autentica e questo è un grande valore aggiunto.

Ho partecipato al suo seminario per due motivi: da una parte mi interessava approfondire il concetto di leadership personale, dall’altro volevo stimolare alcune riflessioni riguardo alla relazione che questa abilità ha con l’immaginazione creativa e l’arte di fare succedere le cose.

Con mio grande piacere (anche se me lo aspettavo) Livio si è soffermato a lungo su un concetto straordinario: la responsabilità. Che meravigliosa parola!

Responsabilità (puoi anche pensarla come respons-abilità) è uscire definitivamente dall’idea che “qualcuno ce l’abbia con te” e prendere finalmente il timone della nave.

Responsabilità è riconoscere che quasi tutto nella tua vita è sotto il tuo totale controllo.

Responsabilità è accettare gli eventi come un riflesso di chi siamo e cambiare noi stessi perché lo specchio non mente mai, e se vogliamo vivere qualsiasi cosa dobbiamo prima diventare una persona adatta a vivere quella stessa cosa.

Ma soprattutto, responsabilità è smetterla di accampare scuse e lamentarsi. Mi sorprendo sempre a riflettere su quanto tempo passiamo a lamentarci. C’è sempre qualcuno che ci impedisce di fare qualcosa, c’è sempre un tassello che non va a posto, c’è sempre una ragione per sfuggire alla verità: cioè, che siamo noi a creare il nostro futuro.

Lo plasmiamo attraverso l’atteggiamento mentale e le convinzioni assimilate, le decisioni, l’immaginazione e l’azione. Questi fattori sono sicuramente gestibili e controllabili: l’atteggiamento mentale che hai è una scelta, le convinzioni si cambiano (se occorre), le decisioni che prendi sono nuovamente una scelta, le immagini con cui nutri la tua mente sono controllabili e le azioni che intraprendi seguono tutto questo! Quindi, se si tratta di fattori controllabili, stiamo parlando di leadership, di controllo di se stessi. E se sei leader di te stesso, allora sarai anche leader degli eventi che sperimenti nella tua vita.

Questo vuol dire che non ti succederà mai niente che non vuoi? Sarebbe bello, ma non sempre va così. A volte ci ritroviamo catapultati in situazioni che mai avremmo voluto vivere, ci chiediamo come ci siamo finiti e cominciamo ad affannarci per trovare una soluzione. Succede a tutti, è normale.

La differenza, in quei momenti, è di nuovo nella scelta che fai: ti lamenti, dando la colpa alla sfortuna, al caso, al tuo capo, al tuo partner, al meteo, al vicino di casa, al politico di turno, al vigile urbano… oppure corri a riprendere saldamente in mano il timone e correggi la rotta dei tuoi pensieri?

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