Cosa fare per realizzare i sogni

22 Giugno 2009 da Francesco  
Pubblicato in Articoli, Tutti i post - Articolo letto 4,416 volte

Che cosa ci può essere di straordinario nella vita di un professore universitario statunitense, sposato, con tre figli, nel bel mezzo della vita? Non si fa fatica ad immaginarne la routine: portare i figli a scuola, andare e venire dall’università, tenere le lezioni, fornire consulenze private, produrre qualche pubblicazione di tanto in tanto, uscire con la famiglia nei week end.

Una vita normale, insomma, una come tante. Eppure, Randy Paush aveva un elemento di estremo interesse che la maggior parte delle persone non ha: un cancro incurabile al pancreas con varie metastasi.

La sua storia è di dominio pubblico, per cui so bene di non inventare nulla di nuovo con questo articolo. Ma ho deciso comunque di pubblicarlo perché Randy ha lasciato una testimonianza straordinaria, una delle più belle, affettuose, generose e amorevoli lezioni di vita di cui abbia mai avuto notizia.

Ha trovato il modo per rendere la sua malattia un punto di forza, invece che una tragedia. Là dove chiunque si sarebbe arreso e disperato, dove chiunque avrebbe maledetto la sorte, il destino, Dio, il caso e via dicendo, Randy ha deciso di essere felice e di assumere il totale controllo della sua vita, che stava inesorabilmente volgendo al termine. Proviamo ad immaginare quanta forza di volontà, quando spirito, voglia di reagire e coraggio debba esserci in uomo che sa che sta parlando coi suoi figli per l’ultima volta. Quanta forza occorre per cenare con la propria moglie sapendo che non succederà mai più in futuro? O per tenere l’ultima lezione all’università, davanti ai propri studenti? Per mangiare l’ultima pizza, fare l’ultima corsa o nuotare per l’ultima volta nel mare?

Di tanto di tanto, per fortuna abbastanza raramente, ho a che fare con persone che si lamentano. Subiscono (attraggono?) un abbandono, perdono del denaro o ne spendono troppo, vedono sfumare il posto di lavoro, concludono un matrimonio, talvolta hanno perdite umane importanti. Pur rispettando il loro stato d’animo, non riesco a comprendere in pieno quello che loro chiamano dolore. Penso che il dolore sia un’altra cosa: forse quella che provano è temporanea sofferenza dovuta all’attaccamento verso qualcosa o qualcuno, ma perché prolungarla oltre misura?

Noi possiamo scegliere. Una delle cose più belle che possa fare un essere umano è vedere opportunità dove gli altri vedono ostacoli, occasioni per migliorare dove ci sono problemi, voglia di vivere dove c’è noia.

Randy Paush avrebbe potuto morire in un letto anonimo trascorrendo gli ultimi mesi della sua vita furioso col mondo intero per un destino avverso. Volete sapere invece che cosa ha scelto di fare? Guardate questo video:

Permettetemi di chiedervi di pensare a quest’uomo la prossima volta che crederete di avere un problema, che sarete “tristi” o che le cose sembreranno andare per il verso sbagliato. Pensate a che cosa avrebbe fatto Randy Paush, o semplicemente chiedetevi che cosa sarebbe stato disposto a dare pur di avere i problemi che avete voi. E, se volete, leggete tutta la sua storia a questo link.

Questo articolo è in onore di Randy Paush e di tutte le persone che scelgono di vivere la realtà che vogliono, finendo sempre col fare cose  semplicemente straordinarie.

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EFT e “Abbondanza for Dummies”!

19 Giugno 2009 da Francesco  
Pubblicato in Altre notizie, Tutti i post - Articolo letto 1,808 volte

La copertina di Abbondanza for DummiesAll’inizio di maggio ho pubblicato questo post in cui rendevo pubblica la decisione di non rendere più disponibile materiale relativo all’EFT.

Molti di voi mi hanno chiesto in privato il perché di questa decisione, ho risposto come già avevo fatto nel post citato: vorrei progressivamente “staccarmi” dalla divulgazione di applicazioni specifiche dell’EFT, pur continuando a ritenerlo uno strumento straordinario (e in alcuni casi direi indispensabile) per la cura di fobie, ricordi traumatici, disturbi fisici o l’installazione di credenze potenzianti.

Inoltre, se fate un giro in Rete vedrete che c’è del materiale di ottima fattura ancora disponibile, e ho ragione di credere che in futuro la tendenza andrà ancora in questa direzione, con prodotti che utilizzano l’EFT in modo sempre più preciso e mirato. Uno di questi è, a mio parere, l’ottimo ebook “Abbondanza for Dummies“, prodotto da Andrea M. che, oltre ad essere un bravo ragazzo, è anche mio cliente di vecchia data. :-)

Andrea ha creato un ebook piuttosto vasto, molto completo e scritto in modo facile e divertente. L’ebook contiene oltre 200 setup di EFT e rappresenta, a mio parere, un ottimo complemento sia per chi ha acquistato in passato “EFT e Prosperità” sia per chi si avvicina all’argomento per la prima volta.

Ho deciso quindi con piacere di “pubblicizzare” il lavoro di Andrea su questo Blog.

Potete richiedere un report gratuito con alcuni estratti dell’ebook e leggere tutte le informazioni dettagliate a questo link.

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Lo scafandro e la farfalla

6 Giugno 2009 da Francesco  
Pubblicato in Articoli, Tutti i post - Articolo letto 1,584 volte

Alcune settimane fa ho avuto modo di assistere al film “Lo scafandro e la farfalla“, tratto dal libro omonimo di Jean-Dominique Bauby. Impressionato dalla vicenda ricca di umanità e, nel dramma, di profonda ironia sulla vita, ho acquistato anche il libro e leggendolo ho capito di dovere condividere sul Blog le mie riflessioni a riguardo.

Jean-Dominique Bauby nasce nel 1952 e si dedica al giornalismo per tutta la vita, fino a diventare redattore capo della rivista Elle. L’8 dicembre 1995 è vittima di un devastante ictus che danneggia irrimediabilmente il tronco cerebrale: dopo settimane di coma, si sveglia totalmente paralizzato, ma perfettamente lucido di mente. Non può muoversi, parlare, alimentarsi, ha un solo occhio funzionante e necessita, naturalmente, di assistenza continua.

Ben presto Jean-Dominique realizza la drammaticità della condizione in cui vive… e se ne infischia altamente! In una condizione in cui chiunque si sarebbe lasciato vincere dalla disperazione e dalla voglia di morire, lui reagisce magnificamente e sfrutta al massimo le uniche due parti di sé che ancora funzionano: il suo occhio sinistro, tramite il quale scrive il libro, e la sua immaginazione.

Se volete sapere come ha fatto Jean-Dominique a scrivere “Lo scafandro e la farfalla” comunicando esclusivamente tramite la palpebra del suo occhio, allora leggete il suo libro. Non è di questo che vorrei scrivere ora.

Voglio scrivere di come si possa usare l’immaginazione anche in casi “disperati” come quelli di questo grande uomo. In più passi durante la lettura capirete come immaginare sia la porta per un nuovo mondo, un mondo dove tutto è possibile e dove la mente può perdersi nei propri sogni. Capirete, o forse sarà solo un piacevole ricordare, che chiudendo gli occhi e creando nella nostra mente immagini, situazioni, suoni, sapori, colori e persone, nessun luogo è lontano e niente è impossibile.

E’ vero, le immagini di Jean-Dominique non diventeranno la sua realtà, troppo legata ad aspetti “pratici” che il suo corpo (lo scafandro) non è più in grado di garantire. Ma la sua mente (la farfalla) può ancora immaginare. E sono fermamente convinto che per lui sia stato ugualmente bello ed emozionante creare quel mondo che sognava: paralizzato in un letto, col volto perennemente distorto in una smorfia, cenava ogni sera in un ristorante esclusivo, lavorava come se fosse il più grande regista mai esistito creando con la fantasia scene sulla spiaggia e tempeste nel mare, visitava musei, ascoltava musica. E, non dimentichiamolo perché si tratta di un atto straordinario, dettava ogni mattina pagine e pagine del suo libro ad un’assistente che lo accudiva amorevolmente.

Jean-Dominique Bauby ha fatto qualcosa di straordinario: ci ha dato modo di conoscere un mondo dall’interno, il suo mondo, che altrimenti ci sarebbe stato precluso. Riflessioni, sentimenti e idee che costituiscono un’opera meravigliosa.

Credo che sia un libro da amare e forse da ammirare, perché è coraggioso, vero, ironico e porta con sé un messaggio molto forte: la differenza tra vivere bene o male, tra essere felici o infelici, non sta certo in quello che si vive, ma in come lo si fa. E l’immaginazione è, come sempre, la chiave di tutto: anche quando non è usata per creare, ma solo per evadere, per rinascere in un posto diverso in cui tutto avviene esattamente come vogliamo che sia.

Jean-Dominique Bauby è morto il 9 marzo 1997, a 45 anni, pochi giorni dopo avere visto pubblicato il suo libro. Se lo avete letto, attendo i vostri commenti a questo articolo per parlarne insieme, se ancora non lo avete fatto procuratevelo e immergetevi in questa straordinaria opera. 

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